Che cos’è la morte apparente? Quanto dura? Ecco tutto quello che c’è da sapere

Che cos’è la morte apparente

La morte apparente è quello stato in cui sembra che la persona, a causa della perdita di conoscenza, coscienza e sensibilità, sia deceduta a tutti gli effetti. Il soggetto in pratica, seppur vivo, appare morto poiché privo di funzioni vitali: il battito cardiaco risulta impercettibile così come la respirazione, la temperatura corporea scende sotto i 24 gradi centigradi, i muscoli si presentano flaccidi e i riflessi sono inesistenti. Si assiste altresì al rilascio degli sfinteri. Nonostante tutti questi aspetti dimostrino nella pratica che la persona sia morta, in alcuni casi, per svariate variabili, è invece viva. E da questa condizione di “stasi” la persona può risvegliarsi. Proprio per questo motivo si parla di morte apparente. Qualcuno la chiama anche “Sindrome di Lazzaro” (da Lazzaro di Betania, resuscitato da Gesù secondo il Nuovo Testamento) in cui la riattivazione del sistema cardiocircolatorio avviene in maniera del tutto spontanea.

Quanto dura la morte apparente?

Non si può stabilire con certezza quanto possa durare una morte apparente. L’esperienza fin qui maturata da parte del comparto medico scientifico rileva che superate 48 ore dal decesso svanisca la possibilità di morte apparente. Qualora vi sia un sospetto di morte apparente o dove non siano chiare le motivazioni che hanno provocato il decesso è infatti necessario tenere in osservazione il corpo del defunto per 48 ore, secondo quanto stabilisce la legge italiana (DPR n. 285/1990, art.9). Solo trascorso questo lasso di tempo si potrà decretare l’effettiva morte del soggetto.

Quali sono le cause che provocano la morte apparente?

Non è affatto facile stabilire cosa provochi la morte apparente. Al momento circolano più che altro teorie. Ad ogni modo, tra le possibili cause di morte apparente ci sono il congelamento, la folgorazione, la sincope, l’aritmia ipocinetica, l’asfissia.

Tafofobia: la paura di essere sepolti vivi

La terribile paura di essere sepolti vivi, provata da alcune persone, prende il nome di tafofobia. Può essere associabile a una forma estrema di claustrofobia ed è nutrita prevalentemente da chi ha più primavere sulle spalle. Esistono alcuni espedienti (per i più timorosi) che possono risultare vitali per riconoscere il “defunto-non defunto“: si possono infatti mettere dei dispositivi nella bara (interchiamata, respiratori, apparecchiature di controllo e vigilanza) in grado di avvisare dell’errore (e quindi di un caso di morte apparente).

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