Un tempo era quasi una certezza: quando arrivava una notizia importante, soprattutto una nascita, un matrimonio o un lutto, il primo pensiero era il telegramma. Una busta consegnata a casa, poche parole scelte con attenzione, una firma in fondo al foglio. Era il modo più rapido e formale per far sentire la propria vicinanza.
Oggi il telegramma sembra appartenere a un’altra epoca. La tecnologia ha trasformato profondamente il modo di comunicare: telefonate, email, messaggi istantanei e social network hanno sostituito gran parte delle comunicazioni che un tempo viaggiavano attraverso il servizio postale. Poste Italiane ha mantenuto il servizio, oggi disponibile anche online e tramite telefono, con consegna rapida e possibilità di inviare messaggi di condoglianze, auguri e altre comunicazioni formali.
Il telegramma: negli anni Ottanta era una comunicazione quotidiana
Negli anni Ottanta e Novanta il telegramma era ancora uno strumento molto utilizzato. Veniva scelto per comunicazioni urgenti o importanti: una convocazione, un ringraziamento, un annuncio familiare, ma soprattutto per esprimere vicinanza in occasione di un lutto.
Nel mondo dei funerali aveva un ruolo particolare: permetteva a parenti, amici, colleghi e aziende lontane di partecipare idealmente alla cerimonia funebre quando non era possibile essere presenti. Il telegramma diventava così una forma di presenza a distanza, un gesto rispettoso verso la famiglia del defunto.
La rivoluzione digitale ha cambiato tutto
Con la diffusione del telefono cellulare prima e degli smartphone poi, il numero dei telegrammi inviati è progressivamente diminuito. Un tempo una comunicazione urgente poteva richiedere un telegramma; oggi bastano pochi secondi per inviare un messaggio.
Anche nel mondo del lutto sono cambiate le abitudini: molte persone scelgono una telefonata personale, un messaggio privato o una partecipazione online. Tuttavia il telegramma non è scomparso, perché mantiene una caratteristica che altri strumenti digitali spesso non hanno: la formalità.
Il telegramma nel funerale: un gesto ancora significativo
Quando viene a mancare una persona, soprattutto in contesti professionali o familiari complessi, il telegramma conserva ancora un valore simbolico. Ricevere una comunicazione scritta, con il proprio nome e una frase dedicata, rappresenta un gesto di attenzione.
Per questo motivo viene ancora utilizzato da aziende, istituzioni, colleghi e persone che desiderano manifestare il proprio cordoglio in modo discreto e ufficiale.
Oggi il telegramma è diventato quasi un “rituale”: meno frequente rispetto al passato, ma proprio per questo capace di distinguersi.
Dalla carta al digitale, ma resta il bisogno di esserci
La storia del telegramma racconta un cambiamento più ampio: la velocità della comunicazione è aumentata, ma il bisogno umano di condividere momenti importanti è rimasto.
Nel dolore di una perdita, infatti, non conta soltanto il mezzo utilizzato, ma il messaggio che porta con sé: “Ti siamo vicini”.
E forse è proprio questo il motivo per cui, nonostante smartphone e social network, il vecchio telegramma continua ancora oggi ad avere un suo spazio.
L’evoluzione dei telegrammi in Italia
- 1985: circa 25-30 milioni di telegrammi/anno
- 1990: circa 20-25 milioni/anno
- 1995: circa 15-18 milioni/anno
- 2000: circa 10-12 milioni/anno
- 2005: circa 6-8 milioni/anno
- 2010: circa 3-4 milioni/anno
- 2015: circa 2 milioni/anno
- 2020: circa 1 milione o meno/anno
- 2025-2026: alcune centinaia di migliaia di telegrammi/anno
In quarant’anni il telegramma è passato da una comunicazione utilizzata quotidianamente da milioni di italiani a un servizio di nicchia, con un calo stimato superiore al 95%.
Per qualsiasi informazione in ambito funebre: numero verde 800 444 800, cellulare 342 693 1086 (anche tramite whatsapp) e form del sito internet.
