Muore un parente, a chi spetta il permesso per lutto (3 giorni retribuiti)?

Permesso per lutto

Nel caso in cui si verifichi la morte di un parente stretto, il lavoratore dipendente ha la possibilità, ma soprattutto il diritto, di beneficiare di alcuni giorni di permesso (permesso per lutto). In questo modo ha il tempo di metabolizzare il dolore per la scomparsa della persona cara e scegliere l’impresa di pompe funebri a cui affidarsi (e che seguirà le pratiche burocratiche e le procedure per la cremazione o l’inumazione o ancora la tumulazione).

Il permesso per lutto, consistente in tre giorni l’anno, è un congedo facoltativo, quindi si può decidere se utilizzarlo o meno. Ad ogni modo, ai dipendenti che ne fanno ricorso viene riconosciuto il relativo corrispettivo economico, come fossero normali giornate lavorative. C’è da precisare che nel calcolo della retribuzione rientrano soltanto i giorni lavorativi e vengono esclusi quelli festivi e di riposo.

Ma quali sono i familiari per i quali è possibile richiedere il permesso per lutto?

È presto detto: genitori (papà e mamma), figli, fratelli e sorelle, nonni, nipote (inteso come figlio dei figli). Nell’elenco generale non figurano, ad esempio, il genero e la nuora, il suocero e la suocera, i bisnonni, i nipoti (figli di fratelli o sorelle), cugini e zii.

Il consiglio è comunque quello di guardare il proprio contratto nazionale. Alcuni dipendenti, infatti, potrebbero beneficiare di permessi superiori, fino a 5 giorni, o usufruire dei giorni retribuiti anche in caso di morte della suocera o del bisnonno.