Palermo, imprenditori denunciano boss: bare al cimitero incendiate

Aldilà, a volte, non è sinonimo di tranquillità.

Quello che è successo nel palermitano ha un qualcosa d’incredibile, o più simile ad un thriller alla Dario Argento.

Palermo, ma non solo, è da moltissimi anni affetta da un male che si chiama mafia. E mafia vuol dire anche pizzo.

Gli imprenditori sono, in poche parole, invitati, per non dire costretti, a pagare parte dell’incasso in nome di una presunta protezione che dovrebbe ricevere l’attività in oggetto. In realtà pizzo è sinonimo di estorsione, e le vittime di questo atto di criminalità non hanno il coraggio di ribellarsi. Molti sono i casi d’imprenditori assassinati, minacciati mentre pochi sono i casi di quelli impavidi che si rifiutano di pagare.

Pensate che forse i morti, dopo essere passati a miglior vita, siano dei privilegiati e possano godersi in santa pace il loro sonno perpetuo? Ebbene, a Bagheria pare proprio di no. Nella cittadina siciliana, nota per essere una delle zone a più alto tasso di criminalità della regione, i proprietari di una nota agenzia funebre hanno avuto quel famoso coraggio di non pagare il pizzo. Fin qui nulla di strano, legalmente parlando. Il misfatto macabro riguarda invece il presunto avvertimento proprio verso questi imprenditori. Nel cimitero di Bagheria sono state prelevate dai loculi delle bare e sono state incendiate. Un avvertimento che sembra abbastanza chiaro e che porterà alla vittoria da parte di quella criminalità che a tutti i costi vuole controllare tutto il territorio?

E se molte volte gli imprenditori sono costretti a cedere, l’ammonimento che si trova all’ingresso di molti cimiteri sembra cadere a pennello: “noi eravamo come voi, voi sarete come noi”.

Maria Teresa Cammarata