Verona, gli fanno il funerale ma ritorna dall’al di là

Recatosi al fronte durante la Prima Guerra Mondiale viene considerato morto a causa di un errore di omonimia.

In paese gli celebrano i funerali ma lui ritorna pochi giorni dopo gettando nel panico tutti i cittadini. Una storia curiosa ma con un lieto fine.

Luigi Erbici, noto a tutti come Giovanni, originario di Verona e vedovo, allo scoppio del primo conflitto mondiale decide di arruolarsi lasciando il figlio Tarcisio alla madre. Al fronte fa amicizia con un uomo con lo stesso nome ed il cognome quasi identico: Erbisti. Durante un assalto rimase ucciso l’amico ma il capitano Giacomo Barucchi, il 14 Febbraio 1916, inviò un telegramma al sindaco di Mezzane Celeste Venturi, tra l’altro zio di Giovanni, comunicandogli il decesso. Si era trattato di un errore dovuto alla quasi omonimia dei due soldati, ma ovviamente al paese non potevano saperlo e, nonostante il corpo non fosse mai stato recuperato, fu celebrato i funerale di Giovanni.

Il capitano nel frattempo, accortosi dello sbaglio, si apprestò ad inviare una lettera al parroco del paese, don Giuseppe Venturi, cugino di Giovanni. Inoltre, contravvenendo al regolamento, diede a Giovanni un congedo speciale senza fornirgli alcuna spiegazione. Con immensa gioia, seppur con molto stupore, Giovanni si incamminò alla volta del Paese, fermandosi in una trattoria a Verona dove lavorava una compaesana che si era recata al suo funerale. La donna, non appena lo vide, cominciò ad urlare terrorizzata “Un fantasma!”. Giovanni pensò che fosse diventata pazza e continuò il suo viaggio. Il parroco riuscì però ad avvisare la madre ed il figlio, che non volevano credergli. Solo alla vista di Giovanni tutto fu più chiaro e lo poterono riabbracciare felici.

Rachele Baglieri