Proverbi sui funerali e sul lutto

Proverbi sui funerali e sul lutto, si scrive per sdrammatizzare.

Alcuni ironici, altri inquietanti e profondi: aforismi per esorcizzare i funerali e il lutto.

I funerali e il lutto sono da sempre oggetto di proverbi e frasi celebri destinate a entrare nella storia, scritte da poeti, letterati, comici, attori e personaggi. Ma non solo. Con il proliferare dei social network, chi ama la scrittura, ogni tanto si cimenta pubblicando anche aforismi dedicati alla morte e ai funerali. Alcuni sono palesemente ironici, come a voler sdrammatizzare un argomento decisamente serio, altri invece danno un vero senso di inquietudine.Come abbiamo già accennato, sono molti i personaggi celebri che hanno scritto proverbi sul lutto e sui funerali: da Woody Allen a Roberto Gervaso, da Euripide a Giuseppe Garibaldi, da Gene Gnocchi a Cesare Zavattini. Ironici, profondi, inquietanti: proporveli tutti sarebbe impossibile. Eccone alcuni che faranno sorridere, ma anche riflettere.

  • Dovevo andare a un funerale e fu un vero casino. Era la terza volta che lo rinviavano. La prima volta mancava la bara. La seconda volta pioveva. La terza non poteva lui” (Gene Gnocchi).
  • Poco importa per chi è morto avere sontuosi funerali: sono vane pompe che lusingano solo la vanità dei superstiti” (Euripide).
  • Ho visto un funerale così povero che non c’era neanche il morto nella cassa. La gente dietro piangeva. Piangevo anch’io senza sapere il perché in mezzo alla nebbia” (Cesare Zavattini).
  • Quanta indifferenza nelle più sentite condoglianze” (Roberto Gervaso).
  • Mio nonno era un uomo molto insignificante. Al suo funerale il carro funebre seguiva le altre auto” (Woody Allen).
  • La morte! Quel tipo vero dell’uguaglianza che distrugge inesorabilmente ogni superiorità mondana e confonde in un ammasso di putredine gli avanzi dell’imperante e del mendico! La morte deve stupire di tanta differenza tra i funerali del povero e quelli del ricco!” (Giuseppe Garibaldi).
 

Rossella Biasion