Tre giorni su un albero per sfuggire alle tigri

Bracconieri costretti tre giorni su un albero per sfuggire alla furia delle tigri.

Uno del gruppo è stato sbranato, mentre gli altri cinque hanno trovato riparo fino all’arrivo dei soccorsi. Avevano ucciso per sbaglio un cucciolo di tigre, anziché un cervo.

Non se la devono essere passata molto bene i cinque uomini rimasti tre giorni su un albero, letteralmente sequestrati da quattro tigri tanto affamate, quanto arrabbiate. L’episodio è accaduto in una foresta di Sumatra. Il gruppo è stato attaccato dei felini, dopo aver ucciso per errore un cucciolo di tigre. La trappola mortale avrebbe infatti dovuto servire a incastrare dei cervi, ma qualcosa è andato storto e poco c’è mancato che i cinque facessero una brutta fine. Se tocchi i loro piccoli, le tigri non perdonano. Si suppone che il gruppo di bracconieri si fosse recato nella foresta per cacciare di frodo e prendere più legno pregiato possibile da rivendere successivamente al mercato nero. Un genere di attività molto praticata in quelle zone, che può diventare anche redditizia. Nella trappola che avrebbe dovuto servire per i cervi, è entrato il malcapitato cucciolo di tigre e da qui si è scatenato il finimondo. I quattro felini hanno immediatamente attaccato i responsabili e per uno di loro non c’è stato scampo. L’uomo è morto sbranato, gli altri cinque hanno invece cercato tempestivamente riparo su un albero, allertando i soccorritori con un cellulare. La zona dove è avvenuto il fatto si trova in un luogo molto impervio e raggiungibile solo a piedi. Per questo motivo i bracconieri hanno dovuto attendere tre giorni prima dell’arrivo di trenta persone giunte in loro soccorso. Nel frattempo le quattro tigri non si sono mai allontanate dall’albero. Ed è proprio questa che si è presentata all’arrivo dei soccorritori, che dopo aver allontanato i felini arrabbiati hanno “liberato” i cinque bracconieri ormai allo stremo delle forze.

Rossella Biasion