Suicidio Robin Williams: non è morto per depressione

A distanza di un anno si ritorna a parlare del suicidio di Robin Williams.

Susan Schneider rivela al magazine People le vere cause del suicidio del marito.

A poco più di un anno dalla scomparsa dell’indimenticato protagonista di film come Good Morning Vietnam, L’Attimo Fuggente e Patch Adams, un articolo del popolare magazine People getta nuova luce sulle cause del suo suicidio di Robin Williams.

A parlare è la vedova Susan Schneider, terza moglie di Robin Williams, che a sorpresa esclude la depressione come causa scatenante dell’estremo gesto compiuto dall’attore di Chicago. Per la donna, la depressione, inizialmente additata come principale motivo del suicidio, era soltanto una delle molte manifestazioni di un’altra gravissima patologia diagnosticata dai medici solo dopo la morte del celebre attore: la demenza a corpi di Lewy, una malattia degenerativa, direttamente collegata al morbo di Parkinson e causa di demenza, allucinazioni e disturbi mentali.

Questo male oscuro, da tempo entrato nella vita del marito, lo portava ad alternare rare fasi di lucidità, a momenti di assoluta estraniazione. “Robin avrebbe potuto vivere forse altri tre anni se fosse stato fortunato” ha dichiarato la moglie, ma si sarebbe trattato di una vita fatta di sofferenza e di un graduale decadimento psico-fisico. Una vita che, non è dato sapere se razionalmente o meno, l’attore ha deciso di interrompere la mattina dell’ 11 agosto 2014, impiccandosi con la propria cintura.

Commovente la descrizione fatta da Susan degli ultimi momenti di vita intimi vissuti con Robin: “Stavo andando a letto” ha dichiarato “è entrato nella stanza un paio di volte e ha detto: ‘Buonanotte, amore mio’. Poi è tornato, ha preso il suo iPad, sembrava avesse qualcosa da fare. Che stesse meglio. Ha ripetuto: ‘Buonanotte, buonanotte’. E quelle sono state le ultime parole”.

Alessio Palumbo