Reati pena di morte Bangladesh

In Bangladesh la pena di morte esiste ed è codificata all’articolo 32 dalla Costituzione.

“Nessuno può essere privato della vita, salvo in casi previsti dalla legge”.

I “casi previsti” dalla legge nel corso degli anni sono cresciuti, anziché diminuire. Attualmente conducono al patibolo (per impiccagione o fucilazione) delitti come contraffazione, contrabbando, omicidio, sedizione, reati legati a possesso e traffico di droga, tradimento, spionaggio, reati militari, crimini commessi contro donne e bambini, compresi il traffico di esseri umani e la violenza sessuale. L’ultima condanna a morte è stata eseguita il 23 aprile 2013. Dal 1972 il Paese asiatico ha assistito a 87 condanne capitali. Al 31 dicembre 2014 i detenuti nel braccio della morte in attesa di esecuzione erano 1.235. Il Bangladesh è uno Stato relativamente giovane: è nato infatti nel 1971. Dal 1947 faceva parte del Pakistan, anche se era separato dalla madre patria dall’intero subcontinente indiano. Le tensioni interne e lo scontento popolare verso il governo pakistano, incapace di gestire le conseguenze di un disastro ambientale appena accaduto sfociarono, nel 1970, in una vera e propria guerra civile. Il Pakistan cercò di reprimere la rivolta nel sangue, provocando un massiccio esodo di rifugiati verso l’India e i leader indipendentisti locali ottennero l’appoggio del governo indiano, sempre pronto a duellare con il vicino. Le truppe indiane sconfissero quelle pakistane e il Pakistan fu così costretto a riconoscere l’indipendenza della sua ex regione orientale