Perchè avviene la morte in culla

Morte in culla: il cervello “si dimentica” di dare l’allarme.

Ogni anno non meno di 300 neonati muoiono nel sonno di morte improvvisa.

La sindrome della morte improvvisa del lattante, più conosciuta come morte in culla, è l’incubo di tutti i genitori. Ogni anno in Italia si contano non meno di 300 casi di morte improvvisa. Il periodo più a rischio è quello intorno ai tre – quattro mesi di vita del neonato. Secondo uno studio, a causare il decesso del bimbo senza alcun tipo di preavviso, con un abbassamento improvviso della temperatura corporea e caduta della frequenza cardiaca, sarebbe un difetto congenito che interessa il cervello. Nel caso il bambino stia respirando troppo poco ossigeno, in condizioni normali i neurotrasmettitori fungerebbero come campanello d’allarme. Cosa che invece non avviene quando sopraggiunge la morte in culla. Questa sindrome colpisce in egual misura durante il sonno maschi e femmine. Solitamente i genitori si accorgono del dramma a decesso avvenuto, perché apparentemente il neonato sembra dormire e la morte sopraggiunge senza segnali specifici. Uno dei consigli ai genitori più caldeggiati dai pediatri, è quello di lasciare al bimbo il ciuccio durante le ore di sonno. Secondo gli esperti, pare che faciliti la respirazione. Inoltre, sia che si tratti delle ore notturne, che di un breve pisolino, il neonato deve essere adagiato nella culla sempre a pancia in su, usando un materasso rigido e senza cuscino. Precauzioni fondamentali per evitare il rischio della sindrome della morte improvvisa del lattante. I pediatri raccomandano, inoltre, fortemente i genitori di non far dormire il bambino a pancia sotto e nemmeno di fianco.

Rossella Biasion