Perché avviene la morte apparente

Esiste davvero una spiegazione scientifica alla morte apparente?

Si tratta di un momento di vita “sospesa” o di un errore dei medici che attestano con leggerezza l’avvenuto decesso? E perché avviene?

La morte apparente è uno stato paragonabile alla morte reale caratterizzato da perdita di sensibilità e coscienza. Non è possibile prendere il battito cardiaco o percepire i movimenti respiratori, vi è assenza di riflessi e rilasciamento degli sfinteri. Inoltre la temperatura corporea si abbassa e la prova dello specchietto (per constatare se ci sia respiro) è negativa. Le cause possono essere: la folgorazione, il congelamento, la sincope, l’intossicazione e l’aritmia. Nel caso si verifichi asfissia al III o IV livello si verifica un arresto cardiaco da ipossia e una riduzione dell’attività dei centri bulbari. Nonostante ciò, il cuore mantiene la propria capacità contrattile e può essere riavviato con una stimolazione elettrica. Per essere certi di non essere di fronte a un caso di morte apparente la legge italiana stabilisce che i cadaveri siano tenuti in osservazione per almeno 24 ore.

Ciò che più sorprende è che durante la morte apparente l’attività del cervello, il secondo dopo che il cuore si ferma, risulta 8 volte più attivo, cosa che porterebbe all’innesco di visioni e sensazioni da pre-morte, come raccontato da molte persone che riferiscono di aver galleggiato sopra il proprio corpo mentre i medici cercavano di salvarli durante un’operazione. A questo punto è semplice rispondere alle domande iniziali: la morte apparente è un momento di apparente cessazione dell’attività cardiaca e della respirazione, ma non di quella cerebrale.

Rachele Baglieri