Maxi buco di 42 miliardi: nuove tasse o aumento di quelle vecchie

E io pago! Anche se la colpa non è mia.

Un fantasma definito Tesoro spende 42 miliardi in 20 anni.

Forse non tutti lo sanno, ma i pantaloni del nostro stato hanno le tasche bucate. Si può pensare solo a questo quando 42 miliardi di euro spariscono nel nulla. E questa è l’ipotesi più rosea. Alcuni sospettano infatti che questi pochi spiccoli siano stati investiti in qualcosa di sospetto, o almeno così dice il Movimento 5 Stelle. Non solo i soldi sono spariti ma anche tutte le promesse del governo Renzi che ci avevano fatto sperare nella trasparenza in merito alla scelte e alle spese fatte coi nostri risparmi. Che ci sia di mezzo qualche trucco di prestidigitazione? A dover dare spiegazioni è il Mef ovvero il Ministero dell’Economia e delle Finanza e il suo ministro, ovvero Pier Carlo Padoan che però rimane per ora incatenato al suo silenzio. La notizia di questa “scomparsa” misteriosa risale a luglio e farsene promotore allora fu Maria Cannata, direttore generale del Debito Pubblico. Sembra che questa perdita va avanti già da un po’, nel senso che non sono stati spesi tutti insieme ma gradualmente nel corso di almeno 20 anni. Il tesoro ha acquistato nel corso degli anni dei titoli bancari, sottoscrivendo anche delle condizioni non tanto vantaggiose (per esempio era possibile alle banche una chiusura anticipata dei contratti). Ma fosse solo questo il problema. Le conseguenze le pagheranno ovviamente gli italiani. Infatti, questi soldi vanno nuovamente raccimolati e a riempire nuovamente il salvadanaio dobbiamo essere noi, ovviamente con nuove tasse oppure con l’aumento di quelle già esistenti che sicuramente non sono poche. Solo con l’applicazione di nuove tasse, dazi e balzelli sarà possibile recuperare. Ma perchè la resposabilità cade su di noi? Non abbiamo mica chiesto noi di spendere questi soldi in investimenti. E non c’è neanche una vera persona con la quale prendersela. Nessun capro espiatorio. Perchè la responsabilità è del Tesoro, quindi di una figura istituzionale. Ogni scelta veniva presa da dirigenti e tecnici che rispondevano solo al direttore generale o al ministro del Tesoro allora in carica. E io pago! come diceva Totò nel film 47 Morto che Parla.

Enrica Marrelli