Mafia Capitale, intercettazioni tra “mucche” e “puttane”

“La mucca, se nun magna, nun pò essere munta…Mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi”.

Questo è il caso della Mafia Capitale.

È la teoria del mondo di mezzo, compà. Ci stanno, come se dice, i vivi sopra e li morti sotto e noi stamo ner mezzo… Ce sta un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici: cazzo, com’è possibile che… un domani io posso stare a cena con Berlusconi?… Il mondo di mezzo è quello invece dove tutto si incontra . Tu stai lì, ma non per una questione di ceto: per una questione di merito, no? Allora nel mezzo anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno. E tutto si mischia. Capito?”

Queste le parole di Massimo Carminati, noto personaggio della criminalità romana e arrestato nel dicembre 2014 dai Carabinieri del ROS con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso all’interno di quella che è stata denominata Mafia Capitale, durante un’intercettazione che racconta gli affari di questo gruppo di malavitosi che si intrecciano tra affari, politica e malavita.

Tra gli interlocutori ci sono gli adepti del Carminati. C’è lo “Spezzapollici”, ovvero Matteo Calvio che si occupava del recupero crediti: “Qua deve portà i sordi… è il benzinaio… Forse non ha capito: me deve dà mille e cinque… M’hai capito bene? Vengo là e te stacco il collo”.

C’è anche Salvatore Buzzi, che meglio chiarifica l’infiltrazione mafiosa tra gli ambienti politici: “Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati, partivamo… fiuuuuuu!”.

Purtroppo però Alemanno non conquista Roma, che viene affidata alle mani, non di certo miracolose, di Marino. Ma Carminati riesce subito a trovare una soluzione: “Adesso si va a bussacchiare… Che progetti c’avete?… Teneteci presenti per i progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti pulisco il culo? Ecco, te lo faccio io. Perché se poi vengo a sape’ che te lo fa un altro, è ‘na cosa sgradevole”. Forse pensando di essere stato poco chiaro: “Mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi”, per rendere appieno l’idea.

Qualcosa però sembra andare storto nei loro affari. Riccardo Mancini, amministratore delegato di Eur S.p.A, viene inaspettatamente arresto per la questione relativa all’appalto per la fornitura di un certo numero di autobus al Comune di Roma.

Chiaramente il Mancini avrebbe intascato una mazzetta e il Carminati si preoccupa subito, temendo che il Mancini possa collaborare con il pubblico ministero e magari fare i loro nomi: “Patti chiari e begli amici… Lui ce la fa a tenersi er cecio ar culo secondo te? No! Nun ce la fa”.

Tra tutti quello meno preoccupato è il Buzzi, che a Carminati risponde “Più di sei mesi non puoi stà: meglio uscì dopo sei mesi con gli amici, che uscì dopo tre mesi con i nemici. Vaffanculo, tre mesi de Regina Coeli me li faccio fumando. Che poi la differenza è questa, perché dopo sei mesi te devono mette fuori. Tanti nemici tanti onori, diceva la Bonanima. ‘Ma mori subito’, come dice adesso il mio amico Samurai”. Per chiosare con un esplicito “Du calci in culo…ti ammazzo… Io non vengo sul tuo, tu non vieni sul mio e nessuno va su nessuno”.

Maria Teresa Cammarata