Lunghe code d’attesa in posta: “Non si può passare la vita qui”

Poche ore alla posta bastano per rovinarsi la giornata.

Come mai gli over 60 sono sempre infastiditi? Passano le mattinate in fila alla posta. Tra lamentele e protesti di sconosciuti.

La tecnologia ci viene incontro per migliorare la qualità della nostra vita o almeno per rendere più fruttuoso il nostro tempo. Mentre una volta per fare una ricerca si faceva ricorso alla efficiente e ormai purtroppo sempre più in disuso enciclopedia, oramai basta scrivere poche parole sul web e “fare doppio click”. Il gioco è fatto. Il web non è solo questo. Anche molti uffici pubblici si stanno organizzando. Trasferimenti bancari e pagamenti possono già essere fatti online. Ma non tutto si può fare. In alcune regioni per esempio non è ancora possibile pagare il bollo auto online, ma bisogna affidarsi al cartaceo. Eppure almeno 20 anni era l’unica strada percorribile. Ora, invece, ci sono diverse alternative. Non per tutti però. Per molti, soprattutto gli over 50, il doppio click per pagare una bolletta viene interpretato come qualcosa di “poco affidabile”. E allora bisogna recarsi nell’unico posto che assicura privacy dei dati e certezza dei pagamenti: ufficio postale o bancario? Qual’è il difetto di questa scelta? La fila, sempre presente a qualsiasi orario e a qualunque filiale. Ma non è solo questo. Ciò che fa più inferocire chi va a pagare le bollette o chi va a ritirare la pensione è l’attesa. C’è, infatti, chi si reca in posta per pagare una semplice bolletta della luce e chi invece decide di accumularne tre o quattro e che di conseguenza fa le ragnatele allo sportello. Senza contare che c’è chi decide di liberasi di tutti gli spicci del salvadanaio per pagare. E allora non solo bisogna aspettare che tutte le bollette vengano caricate dal sistema ma anche che operatore e cliente finiscano di fare i conti. Ma non tutte le colpe sono dei clienti. C’è sempre l’operatore dello sportello che nel momento esatto in cui arriva il tuo turno decide di dover andare in pausa di cinque minuti (che sono solo teorici perchè di fatto sta via almeno 15) o di chiudere la cassa. Ma il massimo è quando, in fila allo sportello per spedire una raccomandata, il tizio decide di trasformare arbitrariamente lo sportello dedicato alla spedizioni in sportello dedicato al pagamento delle bollette. E lì iniziano le lamentele. Ma la risposta del tizio sarà sempre e solo una: ci sono pochi sportelli aperti e dobbiamo fare un po’ e un po’. Tutto questo mentre dietro lo sportello giocano ad andare avanti e indietro con dei fogli in mano – quasi sicuramente completamente bianchi – almeno 20 operatori diversi. Ma in questi casi dov’è la celerità e la tecnologia? Sarebbe meglio per alcuni spostare la residenza all’ufficio postale. Almeno le bollette arriverebbero prima della scadenza!

Enrica Marrelli