La scatola che tiene in vita il cuore dopo la morte

Arriva la tecnologia heart in a box che potrebbe rivoluzionare per sempre i trapianti di cuore.

Grazie ad un dispositivo che tiene in vita il cuore dopo la morte, aumenteranno nettamente le possibilità di trapianti al cuore.

Prende il nome di heart in box, ovvero cuore in scatola, il macchinario medico che potrebbe rivoluzionare per sempre i trapianti al cuore.

Sviluppata dalla Transmedics, un’azienda del Massachusset che si occupa del funzionamento dei macchinari medici, questa scatola permette di tenere in caldo il cuore alimentandolo con l’aiuto di un fluido nutriente, che riduce nettamente i danni al muscolo cardiaco, ripristinando di conseguenza il battito prima nella scatola e successivamente nel corpo del paziente che riceverà il trapianto.

Una vera e propria rivoluzione quindi, infatti ad oggi la procedura tradizionale di un trapianto cardiaco prevede il raffreddamento del muscolo prima di essere rimosso, per poi essere trasportato in borse termiche alla temperatura di 4°C e trapiantato nel paziente.

Anche se tutto ciò potrebbe salvare almeno il 30% in più dei pazienti che attendono di ricevere un trapianto al cuore, sono molte le perplessità su questo nuovo metodo di trapianto. La prima fra tutte è sicuramente quella di capire se tenere il cuore in caldo invece che al freddo, non porta alcun danno al muscolo cardiaco che potrebbe manifestarsi successivamente nel paziente ricevente e soprattutto per quanto riguarda l’aspetto etico, se un cuore può tornare a battere in una scatola, quando può ritenersi definitivamente deceduto il donatore? Ricordiamo inoltre, che per donare i propri organi occorre sempre il consenso del paziente o della famiglia.

Intanto in Australia è già stato effettuato il primo trapianto con l’uso del macchinario Heart in a box, il paziente ha ricevuto un cuore che aveva smesso di battere da ormai 20 minuti e l’intervento non ha avuto nessuna complicazione.

Sabrina Piantadosi