Jobs act, nuova cassa integrazione ma ridotta

Entrano in vigore le nuove regole per la Cassa Integrazione Guadagni. Potranno usufruirne più aziende ma per meno tempo

Il Ministero del Lavoro rivede la disciplina per la CGI: estesa anche alle piccole e medie imprese, ma ridotta da 36 a 24 mesi

Il celebrato Jobs Act si completa con un ulteriore tassello: la riforma della Cassa Integrazione Guadagni. Il rapporto costo-benefici di questo riordino degli ammortizzatori sociali è ancora tutto da definire, ma di sicuro l’impatto sarà di non poco conto. L’aspetto certamente positivo è che potranno usufruirne le imprese con un numero di dipendenti compreso tra le 5 e le 15 unità (le cosiddette piccole e medieimprese) ed anche coloro i quali sono inquadrati con un contratto di apprendistato. Le note dolenti, invece, riguardano la durata della CGI e i suoi costi per le aziende. Le nuove regole previste dal Ministero del Lavoro implicano infatti la riduzione dell’estensione temporale con un tetto massimo di 24 mesi, salvo possibili proroghe fino alla vecchia “quota 36” grazie alla combinazione con i contratti di solidarietà (derubricati a causali della stessa cassa integrazione). Dal punto di vista contributivo si avrà un aumento dei costi per le aziende che effettivamente fanno ricorso alla CGI: oltre alla quota ordinaria e straordinaria, già imposte indistintamente a tutte le aziende del settore industriale in base al numero di dipendenti, il Jobs Act stabilisce un incremento dell’addizionale dovuta dalle imprese che fanno un reale utilizzo della cassa integrazione guadagni. A completamento di questo bilancio, è necessario segnalare infine, l’impossibilità di ricorrere all’ammortizzatore per le imprese “decotte”, ovvero cessate e prive di alcuna prospettiva di ripartenza.

Alessio Palumbo