E’ ancora mistero sulla morte di Daniela Puddu, l’imputato conferma che la vittima non è stata spinta

Dario Rizzotto risponde all’accusa, “Nessuno ha spinto Daniela dalla finestra”

Ancora nessuna spiegazione certa per la morte della donna

E’ ancora giallo sulla morte di Daniela Puddu, la giovane donna di 37 anni che il 14 giugno scorso, ha perso la vita a causa di una caduta dalla finestra. Con lei in casa, al momento della tragedia, vi erano Dario Rizzotto compagno e convivente della vittima da tre mesi e l’amico Pasquale Cossu. Ed è proprio Dario Rizzotto il primo indagato sulla morte della donna.

La droga il nucleo di quel terribile 14 giugno. I tre amici si erano ritrovati di prima mattina e insieme si erano recati in quei di Milano per acquistare la loro “dose” di droga da un pusher nei pressi di Rogoreto. I due uomini avrebbero acquistato della cocaina, mentre per Daniela una dose di eroina. Dopo aver “fatto compere” i tre tornano a Fiorenzuola dove risiedono e Rizzotto invita l’amico Cossu a fermarsi a cena per vedere insieme la partita Italia-Inghilterra. Qualcosa però va storto, la televisione per qualche strano motivo non va, così i due amici decidono di uscire per vedere match, ma la donna comunica di non avere alcuna intenzione di uscire. Rizzotto durante il processo che si è tenuto il 17 novembre, conferma. Daniela si sarebbe appostata al computer per scrivere una mail alla zia e Rizzotto dopo averla raggiunta e aver visto altre mail da parte di ex amici tossici della compagna, le avrebbe proibito di comunicare ancora con certa gente che la istigavano ad assumere droga.

Rizzotto, all’inizio dell’udienza, avrebbe infatti affermato davanti al giudice che la droga gli faceva schifo, ma che ogni tanto “tirava” di cocaina. La vittima invece, madre di quattro figli, era in cura al Sert da diverso tempo nel tentativo di uscire da quel tunnel che la stava lentamente risucchiando. Dopo un accesa di discussione Rizzotto torna in cucina a bere con l’amico, mentre la donna fa da spola tra il bagno e la camera. Cossu ed un testimone, comunicano alle autorità di aver visto un ombra, Cossu afferma che sia stato l’amico, entrare due volte nel bagno. Rizzotto nega, e racconta che, dopo aver osservato la donna iniettarsi dell’eroina in vena, preoccupato per non averla più vista, si è recato in camera e, vedendo la finestra aperta e del vociare si è affacciato facendo così la macabra scoperta.

Il Rizzotto si sarebbe quindi riversato in strada per soccorrere la donna dopodiché, risale in casa indossa una maglietta e si reca al pronto soccorso. Testimoni invece confermano di aver udito urla e tonfi provenire dall’appartamento qualche istante prima che la donna precipitasse dalla finestra e di una frase che la vittima avrebbe pronunciato, nella quale la donna faceva richiesta di andarsene all’uomo. Inoltre, per terra, sul pavimento dell’abitazione, gli inquirenti avrebbero trovato un anello di una catenina, possibile segno di colluttazione tra Rizzotto e la vittima. Ovviamente anche in questo caso l’accusato nega di aver avuto alcuno scontro con la donna e spiega la presenza di sangue sui pantaloni con il soccorso prestato prontamente alla compagna.

Durante il processo all’indagato è anche stato chiesto come mai non fossero state trovate siringhe visto che la donna avrebbe, poco tempo prima della morte, fatto uso di eroina, e il Rizzotto avrebbe detto non sapere dove teneva quest’ultime e che probabilmente erano nascoste in bagno in uno spruzzino. Nell’udienza che si è tenuta il 1 dicembre, Dario Rizzotto sarebbe stato poi condannato ad 11 anni di carcere per omicidio preterintenzionale in primo grado.

Federica Ottone