Com’è morto Socrate

Condannato a morte, Socrate non aspetta l’arrivo del tramonto per bere la cicuta.

Dopo aver ingerito il veleno, è lo stesso maestro a rimprovrare i suoi amici più cari a non abbandonarsi allo sconforto per la sua imminente morte.

A descrivere la morte di Socrate in modo molto dettagliato, seppur non presente al fatto, è il filosofo Platone. La sua condanna a morte pesa come un macigno perché non è un prigioniero qualunque, è il maestro Socrate, filosofo descritto come un uomo mite e gentile. Socrate non aspetta lo scoccare dell’ora per morire. Prima che arrivi il tramonto, tempo stabilito dalla condanna, sceglie senza alcuna imposizione di bere la cicuta e mettere fine alla sua vita. Quando arriva il boia, incaricato a provvedere alla somministrazione del veleno, il maestro gli chiede cosa deve fare per onorare gli dei, e costui gli risponde che la dose della cicuta è quella giusta per provocare la morte e che non è possibile toglierne nemmeno una piccola dose per onorare le divinità. A questo punto Socrate si limita a pregare gli dei affinché assicurino un trapasso sereno. Poi beve la pozione. E’ addirittura lo stesso maestro a rimproverare gli amici più cari, che si abbandonano allo sconforto per quel gesto che lo avrebbe portato a una morte imminente, concludendo la sua frase di incoraggiamento con “Orsù dunque state quieti e siate forti”. Nel frattempo il veleno sta entrando in circolo. Sia braccia che gambe sono fredde, paralizzate e ormai insensibili. L’effetto della cicuta ha già raggiunto il torace. Quando oramai è quasi tutto freddo, il maestro si scopre e pronuncia quella che fu la sua ultima frase prima di spirare: “O Critone, noi siamo debitori di un gallo ad Asclepio: dateglielo e non dimenticatevene!”.

Rossella Biasion