Com’è morto Pino Daniele

Un decadimento della funzione cardiaca alla base della morte del cantautore napoletano

Il malore, la vana corsa verso Roma e poi la morte. Un anno senza Pino Daniele.

Un grandioso successo nel concerto di Capodanno a Courmayeur e poi un tranquillo riposo in famiglia nei pressi di Grosseto, nell’amata Maremma che da anni lo aveva accolto ed adottato come una seconda madre. La prima ovviamente restava Napoli, sua terra di origine non solo anagrafica, ma anche musicale.

Il 4 gennaio 2015 poi, quasi inaspettatamente, il malore: un senso di spossatezza cui sono andati ad unirsi conati di vomito e fitte al cuore; i minacciosi sintomi dei gravi problemi cardiaci che da tempo affliggevano Pino Daniele. Le ore che sono seguite sono oramai note a tutti: nonostante le insistenze della compagna e dei familiari, il cantautore napoletano rifiuta di recarsi al pronto soccorso di Orbetello, preferendo sobbarcarsi una dura trasferta in macchina verso Roma per essere visitato dal proprio specialista. Un’inutile corsa in macchina che si conclude con i vani tentativi di rianimazione al Sant’Eugenio e la morte. Alla vigilia del luttuoso anniversario, in molti ancora si chiedono se un ricovero nel vicino pronto soccorso avrebbe potuto scongiurare il triste evento.

Ogni ipotesi è oramai superflua; del resto, in base alla consulenza richiesta dalla procura all’indomani del decesso, la morte è avvenuta a causa di “un decadimentodella funzione cardiaca che nessuno avrebbe potuto frenare”. Di certo, in quella fredda sera di quasi un anno fa, è scomparso un artista che, per oltre tre decenni, ha rappresentato una delle personalità più originali nel panorama musicale partenopeo, italiano ed internazionale.

Alessio Palumbo