Citazioni personaggi famosi sulla pena di morte

Da quando esiste il mondo, esiste anche la pena di morte.

Cosa ne pensano e cosa hanno detto i più illustri personaggi della storia e i contemporanei riguardo la pena di morte?

Da sempre, la pena di morte (o pena capitale), ha generato e genera ancora un grande dibattito e pareri contrastanti nell’opinione pubblica. Se un tempo la pena di morte era diffusa praticamente ovunque, attualmente è stata abolita in molti Stati, ma nonostante questo, i favorevoli e i contrari continuano la loro incessante lotta, in nome dei propri ideali. Il fattore principale che accomuna i due schieramenti è senz’altro l’aspirazione alla giustizia, anche se di essa ne hanno un concetto diverso.

Il marchese Illuminista Cesare Beccaria (il quale scrisse anche un trattato sulla pena di morte intitolato “Dei diritti e delle pene”), viene da molti considerato uno dei più grandi esponenti della fazione a favore della pena capitale. Non è esattamente così. Egli aspirava semplicemente ad una società giusta, dichiarando quanto segue: “La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino diviene dunque necessaria quando la nazione recupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengono luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse piú efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.” Su una lunghezza d’onda simile, anche se con un impeto più marcato, Johann Wolfgang Goethe disse:” Se la società rinuncia al diritto di infliggere la pena di morte, ricomparirà immediatamente il diritto alla difesa personale. La vendetta batterà alla porta.”.

F.M. Dostoevskij fu invece molto deciso nell’affermare la sua contrarietà alla pena di morte:” L’assassinio legale è incomparabilmente più orrendo dell’assassinio brigantesco. Chi è assalito dai briganti, chi è sgozzato di notte, in un bosco o altrove, senza dubbio spera di potersi salvare fino all’ultimo momento.Mentre qui tutta quest’ultima speranza, con la quale è dieci volte più facile morire, viene tolta con certezza dalla condanna a morte. Woody Allen ha invece dichiarato, qualche anno fa e con il suo inconfondibile stile, che:” La pena capitale sarebbe più efficace come misura preventiva, se fosse somministrata prima del crimine.

Si può ben affermare, però, che nel caso di alcuni reati specifici, come ad esempio lo stupro, il parere dell’opinione pubblica diventa più omogeneo. “Sono fermamente convinta che una donna ha il diritto di giustiziare un uomo che l’ha stuprata.”: queste le parole di Andrea Rita Dworkin, pensiero comune a molti.

Recentemente, in Texas, sono state pubblicate online le ultime parole dei condannati a morte. Tra le più diffuse, “Amore” e “Cambiamento” e la riflessione intrinseca viene da sé. A prescindere dalle citazioni dei personaggi famosi, da ogni ragione politica o sociale, dalla Giustizia, dai dolori o dalla Storia, la nostra coscienza più profonda ci porta sempre, in qualche modo, a dare un grande e significativo valore alla vita.

Fabiola Ernetti