Cimitero dove è sepolto Nerone

Dove è sepolto l’imperatore despota accusato di aver dato Roma alle fiamme?

Fu davvero lui il fautore del “grande incendio di Roma”, e quanto di reale c’è nella leggenda che ruota attorno alla sua sepoltura?

Nerone fu uno dei più conosciuti Imperatori romani, ma si può ben affermare che la sua fama non derivò certamente dalle buone maniere. Descritto dai più come un despota, amante della bellezza, esaltato e megalomane, insomma un vero uomo di spettacolo, Nerone si tolse la vita il 9 giugno dell’anno 68, piantandosi un coltello nella gola. Il suo corpo venne cremato, e le ceneri sepolte nel Sepolcro dei Domizi Enobarbi, sotto quella che oggi è la Basilica di Santa Maria del Popolo, al Pincio. A Roma si trova anche un monumento sepolcrale comunemente conosciuto come “Tomba di Nerone”, a ridosso della Via Cassia: in realtà si tratta invece del sarcofago di un proconsole. Secondo una leggenda medievale, i resti di Nerone in Piazza del Popolo, sopra i quali era stato piantato un albero, attiravano spiriti demoniaci in tutta la piazza, che cominciò quindi a venir considerata come una zona dannata. Il popolo si rivolse al Papa per scacciare la maledizione, il quale ebbe una visione: la Vergine Maria “in persona” gli suggerì di abbattere l’albero, e così avvenne. La maledizione scomparve e proprio in onore di Maria fu costruita l’attuale Basilica, sotto la quale vengono conservati tutt’oggi i resti di Nerone. La versione ufficiale ci dice invece che sopra il Sepolcro dei Domizi Enobarbi venne edificato un mausoleo, fatto poi distruggere e sostituire con la Basilica di Santa Maria del Popolo, da Papa Pasquale II, che non tollerava più gli omaggi all’Imperatore ad oltre un millennio dalla sua morte.

A dire la verità, la Storia testimonia che Nerone fu un grandissimo uomo di Stato, in grado di dare al suo impero pace e prosperità. Un personaggio fuori dagli schemi insomma, un artista particolarmente esibizionista, ma, non si può negare, un ottimo uomo politico. Purtroppo però, i suoi ideali si rivelarono un tantino scomodi per l’élite dell’epoca e si sa che la classe sociale più privilegiata trova da sempre il modo di farla franca. Lo ostacolarono in tutti i modi, fino a condurlo al suicidio. Ma la plebe gli rimase fedele finché la sua memoria non venne letteralmente cancellata dalle calunnie dei potenti che si avvicendarono dopo di lui. Nerone, più che incendiare Roma, semplicemente, la amò.

Fabiola Ernetti