Cimitero dove è sepolto Carlo Magno

Carlo Magno, il primo Imperatore del Sacro Romano Impero, riposa “quasi” in pace nella cattedrale di Aquisgrana in Germania.

Seppellito più volte e non sempre per intero, il corpo di Carlo Magno è tutt’oggi oggetto di numerosi studi e ricerche.

Pare sia stato stroncato da una pleurite, dopo sei giorni di agonia, il fondatore del Sacro Romano Impero. Carlo Magno si spense il 18 gennaio 814 e la sua salma venne sepolta nella cattedrale di Aquisgrana in Germania. Eppure a lungo si cercò la tomba del grande imperatore, tanto che, per avere certezza dell’identità dei resti, il corpo venne esumato svariate volte. Lo fecero, in successione, Ottone III, Federico Barbarossa, Federico II e Carlo IV. Nel 1861 e nel 1988, la tomba venne aperta ancora per alcuni studi. Nel 2010 l’ultimo tentativo, e dalle analisi della tibia dello scheletro, risultò che Carlo Magno fu davvero “grande”: alto circa 184 cm, un’enormità per l’epoca. Questo particolare è confermato anche da alcune testimonianze del periodo in cui visse, nel quale fu considerato un vero e proprio “essere leggendario”, non soltanto per le sue conquiste, ma anche per l’imponenza della sua figura.

Ad ogni modo, dopo millenni di ricerche, i resti nella cattedrale di Aquisgrana sembrano essere proprio i suoi. Si tratta della più antica cattedrale del Nord Europa, costruita per volere dello stesso Carlo Magno. Bellezza artistica di valore inestimabile, la cattedrale è divenuta anche, nel 1978, uno dei beni protetti dall’Unesco, in quanto considerata patrimonio dell’umanità. La struttura attuale è il risultato del lavoro di oltre un millennio. Se non fosse davvero il luogo dove vi è sepolto Carlo Magno, dovrebbe diventarlo: la maestà di Sua Maestà. Oltre ai resti dell’Imperatore in uno scrigno, la grande cattedrale custodisce anche il trono di Carlo Magno e il suo busto reliquiario. Una tra le sue citazioni più famose comincia così: “Missione mia è di difender…”: ha difeso in vita i suoi ideali e il suo regno e dopo la morte anche i suoi resti e la sua storia.

Fabiola Ernetti