Casi famosi di pena di morte Ottocento

Due italiani tra i casi famosi di condanne alla pena di morte nell’Ottocento.

Uno scrittore e attivista, l’altro anarchico furono entrambi processati condannati alla ghigliottina in Francia.

Ci sono anche due italiani fra i casi famosi di pena di morte risalenti all’Ottocento. Uno è Orso Tebaldo Felice Orsini e l’altro è Sante Ieronimo Caserio, entrambi giustiziati in Francia. Il primo a essere condannato alla pena capitale a Parigi fu Felice Orsini, scrittore e attivista. Passò alla storia perché nel tentativo di assassinare l’imperatore francesce Napoleone III, provocò una strage.

Nato nel 1819 a Mendola piccolo comune della Romagna, si trasferì giovanissimo a Imola e a soli 17 anni uccise il cuoco di famiglia Domenico Spada con un colpo di pistola. Dopo l’omicidio fuggì, ma lo zio, amico del vescovo di Imola Mastai Ferretti, lo protesse e riuscì a farlo condannare a sei mesi di carcere per omicidio colposo anziché volontario. Per evitare di scontare la pena fece domanda in seminario, che lasciò di lì a poco. Seguace di Mazzini, fu impegnato in diverse attività rivoluzionarie. Dopo diversi tentativi insurrezionali si trasferì a Londra dove pianificò l’attentato a Napoleone III. Raggiunta Parigi, quel piano si tramutò in una vera e propria carneficina, da cui l’imperatore ne uscì però indenne. La Corte d’Assise condannò a morte Orsini che di lì a breve fu ghigliottinato.

L’altro caso riguarda Sante Ieronimo Caserio, nativo di Motta Visconti, ghigliottinato a Lione il 16 agosto 1894. L’anarchico balzò alla cronaca per aver assassinato colpendo con un pugnale il presidente della Repubblica Francese Marie Francois Sadi Carnot. L’obiettivo era quello di vendicare l’amico anarchico Auguste Vaillant, giustiziato con pena capitale. Dopo essere stato processato, il tribunale lo condannò alla ghigliottina.

 

Rossella Biasion