Casi di suicidio per cyberbullismo

Il cyberbullismo uccide: in aumento i casi di suicidio.

Le vittime sono adolescenti perseguitati in rete. Incapaci di sopportare questo fardello, stroncano le loro giovani vite scegliendo il suicidio.

Hannah, Amanda, Ryan, Davidel, Carolina. Audrie, Megan e la lista dei giovani spinti al suicidio si allunga a dismisura. Il cyberbullismo continua a mietere vittime fra gli adolescenti. Negli ultimi anni sono aumentati i casi di suicidio fra i giovanissimi perseguitati in rete. L’età della maggior parte delle vittime non raggiunge i 18 anni. Questi giovani non riescono a vincere il peso delle angherie subite sui social network, offese così pesanti e foto così imbarazzanti da portare a uccidersi. Amanda Todd, 15 anni, canadese, è una delle tante vittime. Non è riuscita a sopportare il fardello di quelle foto a seno nudo, messe in circolazione sulla rete da un corteggiatore sconosciuto che fingendosi innamorato l’aveva convinta a fotografarsi in pose osè. Dopo un anno la ragazza si scontra con la fatale scoperta: quei clic che pensava fossero rimasti segreti erano stati visti da tutti i compagni di classe che avrebbero incominciato a insultarla con appellativi pesanti. Credeva di aver trovato rifugio in un compagno che si dichiarava innamorato, ma era un inganno. Un giorno all’uscita di casa trova un gruppo di ragazzi che la offendono pesantemente, tra questi c’è anche il ragazzo di cui si era fidata. L’umiliazione è troppo forte, dopo aver pubblicato un video di addio compie il suicidio. Anche Hannah, 14enne britannica non ha retto a insulti e minacce ripetuti e ha messo fine alla sua giovane vita impiccandosi. Nonostante le ripetute richieste di aiuto, nessuno ha capito il dramma che stava vivendo. Poi c’è Megan, anche lei giovanissima, attaccata in rete non solo dai suoi coetanei, ma anche da adulti. Stremata dalle ingiurie ha scelto di morire impiccandosi nel bagno di casa.

Rossella Biasion