Casi di suicidio per bullismo

Il bullismo è un fenomeno che dilaga sempre di più tra gli adolescenti.

Se sottovalutato o ignorato, il bullismo può diventare pericoloso.

I bulli sono ragazzi deboli che si fanno grandi a spese degli altri. Se incontrano ragazzi forti allora le ipotesi sono due: o desistono, oppure le loro prese in giro e gli atti di bullismo sulla vittima (percosse, scherzi, furti, pressioni psicologiche) non sortiscono l’effetto sperato perché la vittima è abbastanza forte da ignorarle e/o difendersi degnamente. Se, invece, i bulli trovano la “preda perfetta” (adolescente con poca autostima, insicuro, timido, un po’ introverso e ingenuo) la tragedia è dietro l’angolo. Spesso le vittime di bullismo tendono a non reagire per paura di ritorsioni ancora peggiori da parte dell’aguzzino o temendo di essere incolpati. Il mancato intervento di persone adulte o comunque di qualcuno che possa mettere fine agli atti di bullismo porta, spesso, al suicidio da parte della vittima alla ricerca di una via d’uscita da quella situazione opprimente. Gli esempi sono infiniti: nel 2005 a Ragusa due ragazzi si sono sucidati per delle prese in giro sulla loro altezza e le loro origini, nel 1997 sempre a Ragusa un ragazzo si suicidò per non sentirsi più dire che aveva “l’odore di campagna” (i suoi erano contadini). Nel 2006 una ragazza si buttò da un ponte perché non sopportava più gli apprezzamenti volgari dei compagni fatti nei suoi confronti. Più recentemente c’è un caso, ancora aperto, di un ragazzo morto in gita scolastica –si presume- in seguito ad atti di bullismo. Per prevenire questi spiacevoli fatti e per bloccare il bullismo andrebbero puniti i giovani troppo “scherzosi”, le famiglie (che in alcuni casi non aiutano per niente i figli a crescere nel modo giusto) e gli insegnanti, che spesso e volentieri ignorano quale sia il loro vero compito: aiutare i ragazzi nella crescita e nello sviluppo verso la vita adulta.

Benedetta Talluto