Casi di pena di morte per errore giudiziario

Quanti innocenti sono stati condannati alla pena capitale a causa di un errore giudiziario, e quanti tra questi si sono salvati?

Come può accadere che un sistema giudiziario commetta tali, imperdonabili errori?

Un’inchiesta recentemente condotta negli Stati Uniti, ha rivelato un dato scioccante: sarebbero ben 300 gli innocenti condannati a morte e di questi solo 144 sono sopravvissuti. Un altro dato importante emerso dalla ricerca, è che tra coloro che sono scampati al boia, la maggior parte si è salvata grazie all’esame del DNA, diffusosi però solo a partire dagli anni ’90. Per tutti gli altri purtroppo non c’è stato nulla da fare. False testimonianze, indizi approssimativi, dichiarazioni ottenute con la forza, scambi d’identità: c’è questo e molto altro nei numerosi errori della Giustizia statunitense. La domanda che ci si pone è sempre la stessa: si potevano evitare errori giudiziari di tale portata? Purtroppo si, ma lo si è capito sempre troppo tardi.

Carlos De Luna fu condannato a morte nel 1989, in Texas. Secondo la Giustizia, egli assassinò una donna in una stazione di servizio. Dopo vent’anni dalla sua esecuzione è stata dimostrata la sua innocenza, che egli non smise mai di dichiarare. Il vero colpevole non era altro che un sosia.

L’esecuzione di Claude Jones avvenne il 7 dicembre del 2000, ancora in Texas. La sentenza contro di lui si basò su un’unica prova, ovvero il test del DNA su una ciocca di capelli ritrovata sul luogo del delitto del quale era stato accusato. Jones chiese la ripetizione del test fino all’ultimo giorno, ma il tribunale non diede il consenso. Dopo dieci, però, l’esame del DNA dei capelli trovati è stato ripetuto ed è emerso che non si trattava dei suoi.

Cameron Todd Willingham fu accusato, negli ’90, di aver provocato l’incendio nel quale persero la vita le sue tre figlie. Fino al giorno dell’esecuzione non smise di dichiarare la propria innocenza, nonostante il suo stesso avvocato gli avesse consigliato di proclamarsi colpevole al fine di poter evitare la pena capitale. Soltanto alcuni anni dopo venne completamente ribaltata la perizia secondo la quale l’incendio fu dichiarato di tipo doloso: le fiamme furono invece causate da un barbecue posto all’esterno dell’abitazione dei Willingham.

Quello degli errori giudiziari è un dibattito nel dibattito, all’interno delle grandi discussioni sulla pena di morte. Come ci si può sentire protetti da una Giustizia che vuole salvaguardare se stessa a discapito della vita di cittadini innocenti?

Fabiola Ernetti