Brescia, operaio Ghirardini morto per avvelenamento

Si infittisce il giallo di Marcheno: ritrovata nel cadavere del dipendente della fonderia Bozzoli una capsula di cianuro.

Individuate le cause della morte dell’operaio, restano da chiarire gli eventuali legami con la sparizione del datore di lavoro.

Le risultanze dei test effettuati dall’Istituto di Medicina Legale di Brescia sulla capsula ritrovata nello stomaco di Giuseppe Ghirardini non lasciano adito a dubbi: l’operaio è morto per avvelenamento da cianuro. Una delle prime certezze, in una vicenda che sembra non averne.

Ghirardini si era allontanato da Marcheno facendo perdere le proprie tracce sei giorni dopo la scomparsa di Mario Bozzoli, titolare della fonderia presso la quale lavorava. Le ricerche, scattate quasi immediatamente, hanno permesso agli inquirenti di rinvenirne il cadavere nei boschi che costeggiano la strada che porta al Tonale, ad oltre 80 km da dov’era partito. Nonostante le prime dichiarazioni di circostanza, già ad ottobre gli investigatori hanno cominciato ad ipotizzare l’esistenza di un nesso tra la morte di Ghirardini e la sparizione del suo datore di lavoro.

La scoperta delle peculiari circostanze del decesso dell’operaio ha sicuramente rafforzato queste ipotesi. I dubbi restano tuttavia numerosi. Chi ha fornito a Ghirardini la capsula con il cianuro? Perché l’uomo l’ha ingerita? Era direttamente coinvolto nella scomparsa del titolare? Aveva forse visto qualcosa? Oppure le ragioni del suo presunto suicidio sono da ricondurre ad altro?

In attesa di dipanare l’ingarbugliata rete di dubbi, indizi e supposizioni, la Procura ha disposto lo svuotamento dei forni dell’azienda: è infatti ancora da chiarire come mai, la sera della scomparsa di Bozzoli, le ciminiere della fonderia abbiano sprigionato una fumata anomala. Cos’era stato introdotto nei forni il cui controllo, in quelle ore, spettava a Ghirardini?

Alessio Palumbo